Saliamo le scale ripide del castello di Himeji, passiamo dai giardini Koko-en e poi raggiungiamo Kōyasan. Alle sei di sera meditiamo con i monaci; la postura mi mette alla prova più del previsto. Dopo cena vegetariana, onsen e futon, la giornata finisce su un tatami.
Il castello di Himeji è bianco e imponente come nelle immagini, ma dentro ricordo soprattutto le scale ripide e le travi di legno.
L’interno è più spoglio di quanto qualcuno potrebbe aspettarsi.
Mi piace proprio questo: bisogna salire, muoversi e sentire fisicamente la struttura, non soltanto guardarla dal parco.
Dopo il castello entriamo nei giardini Koko-en.
Ci sono laghetti, sentieri e padiglioni; ogni area è diversa dalla precedente.
Mi viene da rallentare finalmente il passo, anche perché dopo tutte le scale di Himeji le gambe sono d’accordo.
Raggiungiamo Kōyasan tra montagne e boschi.
Dormiremo al Rengejo-in, un tempio, e questo cambia subito il modo di pensare alla serata.
Non siamo qui soltanto per una visita prima di ripartire: per una notte dobbiamo entrare almeno un poco nei ritmi del posto.
Alle 18 partecipiamo alla meditazione con i monaci; la mattina seguente si ricomincia alle 6.
Un’ora alla volta, e per me la parte più difficile è mantenere la postura.
Lo scrivo perché “meditazione in un tempio” suona molto armonioso, mentre dal vivo bisogna anche fare i conti con le proprie ginocchia.
La cena è vegetariana, preparata con una cura che si vede in ogni piatto.
Il tofu mi piace particolarmente. La colazione del mattino dopo seguirà lo stesso stile. È un modo diverso di stare a tavola dopo i mercati e le cene affrettate degli ultimi giorni.
Dopo la giornata ci rilassiamo nell’onsen e poi ci sistemiamo sui futon stesi sul tatami.
Non tutto mi è immediatamente comodo o familiare, ma la notte nel tempio è una delle esperienze per cui avevo più voglia di venire fin quassù.
