A Miyajima camminiamo vicino all’acqua e mangiamo ostriche. A Hiroshima troviamo la città piena per una partita di calcio, poi il Dome e il Museo della Pace cambiano completamente il tono della giornata. La sera torniamo in camera con un bentō e poche parole.
A Itsukushima il torii nell’acqua è quello che avevo visto mille volte in fotografia, ma camminare sulle passerelle rosse cambia la prospettiva.
Il santuario sembra muoversi con la marea.
Cerco di non passare tutto il tempo a inseguire la foto che conoscevo già.
A pranzo scegliamo le ostriche, crude e grigliate.
Sono grandi e saporite; non c’è bisogno di molti condimenti.
Mi piace fermarmi a mangiare una specialità del posto prima di ripartire, senza ancora sapere quanto diversa sarà la seconda metà della giornata.
Arriviamo a Hiroshima mentre è in corso una partita di calcio.
Ci sono persone e addetti con cartelli che indirizzano la folla. Per qualche minuto osserviamo una città alle prese con una normale giornata di festa sportiva; poi ci avviciniamo ai luoghi che siamo venuti a vedere e il tono cambia.
Davanti al Dome mi fermo più del previsto.
So bene che cosa rappresenta, ma l’edificio rimasto in piedi dopo la bomba è diverso da una fotografia nel libro di storia.
Non cerco una frase grande abbastanza per il luogo. Guardo, leggo e lascio che per un po’ sia la visita a chiedermi attenzione.
Nel museo ci sono fotografie, oggetti e testimonianze difficili da sostenere.
Usciamo in silenzio. Dopo Miyajima e la folla arrivata per il calcio, questo passaggio è brusco; non voglio usare la parola “contrasto” per renderlo elegante. È stata una visita necessaria e dolorosa.
La sera torniamo a Osaka e mangiamo in camera un bentō con riso e anguilla.
Dopo il museo non abbiamo molta voglia di cercare un ristorante o di parlare sopra il rumore di una sala piena. La cena è semplice; per oggi va bene così.
