A Nara i cervi sono più piccoli di quanto immaginassi e molto più determinati quando vedono del cibo. Fra una trattativa con loro e l’altra visitiamo il Tōdai-ji e il Kasuga Taisha. La sera arriviamo a Kyoto con le gambe stanche e ancora molta curiosità.
Cominciamo dal Kōfuku-ji.
La pagoda e gli edifici si aprono su uno spazio ampio, e intorno ci sono già persone dirette verso il parco.
È il punto in cui smettiamo di pensare a Nara come a una gita breve da Osaka e cominciamo a seguirne il ritmo.
I cervi di Nara sono più piccoli di quanto mi aspettassi.
Hanno capito benissimo come ottenere cibo dai visitatori e alcuni sembrano perfino inchinarsi per chiedere.
Sono adorabili, almeno finché non diventano insistenti. Passiamo parecchio tempo a guardarli e a tenere d’occhio quello che abbiamo in mano.
Al Tōdai-ji entriamo nella grande sala e la dimensione del Buddha mi fa fermare appena oltre la soglia. In foto si vede la statua; dal vivo si sente anche lo spazio che la contiene. Mi prendo qualche minuto prima di tornare nel movimento del parco.
Lungo il percorso verso Kasuga Taisha vediamo lanterne di pietra fra gli alberi, poi altre sugli edifici del santuario. Il rosso e il verde sono bellissimi, ma mi piace soprattutto arrivarci camminando: il luogo si costruisce poco a poco, prima ancora di entrare.
Arriviamo a Kyoto dopo una giornata piena.
La parola “tradizionale” mi viene subito in mente, poi mi ricordo quante volte il Giappone ci ha già smentiti quando pensavamo di aver capito una città al primo sguardo. Per stasera ci sistemiamo; domani cominciamo a conoscerla.
