Arriviamo a Narita e raggiungiamo l’alloggio vicino a Ueno. La camera è minuscola, quasi una cabina, ma dopo quattro anni di rinvii siamo in Giappone. La prima cena è un ramen: non serve molto altro per sentire che il viaggio è cominciato.
Atterriamo a Narita dopo un viaggio che aspettavamo dal 2020. Ho voglia di vedere tutto subito, ma il corpo è ancora dentro il fuso orario e ci vuole un po’ per orientarsi. Per oggi basta arrivare in città e rendersi conto che questa volta non stiamo più rimandando la partenza.
La prima cena è un ramen. Non ricordo di aver avuto bisogno di una presentazione solenne del Giappone: avevo fame, ero stanca e finalmente avevo davanti la ciotola che avevo immaginato tante volte prima di partire. È un inizio semplice, e forse proprio per questo mi resta in mente.
Facciamo il check-in vicino a Ueno e scopriamo che la camera è davvero piccola, più simile a una cabina che a una stanza d’albergo. Sistemare i bagagli richiede un minimo di strategia. Mi fa sorridere: abbiamo attraversato mezzo mondo e la prima sfida pratica è trovare spazio per aprire la valigia.
