Il primo maggio passiamo da un tempio affollato ai viali di Yanaka, dove la pioggia ci nega perfino i gatti del cimitero. Poi Shibuya vista dall’alto e Shinjuku di notte. È una giornata lunga, piena di cambi di scena e di prime volte.
A Sensō-ji ci sono lanterne, incenso e un via vai continuo.
È il primo tempio del viaggio e provo a guardarlo senza pretendere di capirne subito ogni dettaglio.
Mi interessa anche osservare le persone che entrano, si fermano un momento e ripartono: il luogo non esiste soltanto per noi visitatori.
Da Sumida Park guardiamo la Tokyo Skytree, o almeno la parte che le nuvole ci lasciano vedere.
Poco lontano riconosciamo l’edificio dell’Asahi, quello che fa pensare a un enorme boccale di birra. Mi piace che il primo panorama di Tokyo non sia perfetto: ci fermiamo comunque, anche senza la foto completa della torre.
Al santuario Nezu cammino sotto i torii rossi.
Non è un percorso lunghissimo, ma per me è la prima volta in uno spazio shintoista così raccolto.
Pochi minuti prima eravamo nella Tokyo più rumorosa; qui abbasso la voce quasi senza accorgermene.
La residenza di Kusuo Yasuda ci fa entrare in stanze, materiali e giardini di una vita privata.
Dopo grandi porte e santuari, mi interessa vedere un altro genere di storia: come si viveva in una casa, dove ci si sedeva, che rapporto avevano le stanze con il verde fuori.
A Yanaka Ginza la città si abbassa: negozi piccoli, case, una strada che invita a camminare.
Pranziamo seduti per terra con un ramen ottimo.
Poi attraversiamo il cimitero sperando di vedere i gatti per cui è famoso, ma piove troppo e loro hanno evidentemente più buon senso di noi. Resta una passeggiata silenziosa, bagnata e molto diversa dal resto di Tokyo.
Passiamo dal Kiyomizu Kannon-dō e continuiamo per Ueno Park.
Il Museo Nazionale di Tokyo lo guardiamo soltanto da fuori.
Metto già da parte l’idea di riuscire a visitare ogni luogo segnato: in questo parco ci sarebbe da passare molto più tempo di quello che abbiamo.
Da Starbucks guardiamo lo Shibuya Crossing cambiare forma a ogni semaforo.
Dall’alto sembra una coreografia; quando torniamo sulla strada dobbiamo trovare il nostro posto dentro quella folla.
Passiamo anche dalla statua di Hachikō, dove si incontrano persone che hanno chiaramente meno problemi di noi a orientarsi.
La sera a Shinjuku guardiamo Godzilla, il gatto tridimensionale e una quantità di insegne che rende difficile scegliere dove fermarsi.
Ceniamo in una stradina di ristoranti minuscoli.
L’atmosfera è bellissima; il conto, invece, è decisamente più alto di quanto ci aspettassimo. Tokyo si fa ricordare anche per quello.
