Prima del volo serale proviamo a tenere insieme una città impossibile da esaurire in poche ore: il Tempio della Letteratura, i laghi, la pagoda Trấn Quốc, il complesso di Ho Chi Minh, la prigione Hoa Lo e la cattedrale. C’è anche una nota meno piacevole, l’acqua sporca e i pesci morti a West Lake. Partiamo con immagini molto diverse fra loro.
Nel Tempio della Letteratura camminiamo tra cortili molto più quieti delle strade intorno.
Mi fermo sulle stele con i nomi degli antichi laureati, appoggiate a tartarughe di pietra.
È un dettaglio che rende concreta la storia della prima università vietnamita: nomi di persone che qualcuno ha voluto conservare qui per secoli.
A West Lake il panorama non riesce a nascondere l’acqua inquinata.
Vediamo anche pesci morti vicino alla riva. È un’immagine spiacevole, ma non voglio cancellarla dal ricordo della città perché rovina la cartolina. Hanoi ci ha mostrato moltissima vita sui marciapiedi; qui ci mostra anche un problema difficile da ignorare.
Ci fermiamo alla pagoda Trấn Quốc, sul West Lake. Dopo l’immagine dei pesci morti il contrasto è forte: gli edifici rossi e l’atmosfera del complesso invitano a rallentare, ma non mi fanno dimenticare quello che abbiamo visto poco prima. Le due cose convivono nello stesso luogo.
Nell’area del mausoleo vediamo edifici molto diversi tra loro: il monumento, il palazzo governativo e l’abitazione più semplice legata a Ho Chi Minh.
Mi interessa questa distanza fra la rappresentazione pubblica di un leader e gli spazi in cui viene raccontata la sua vita quotidiana.
È una visita che richiederebbe più tempo di quello che ci resta.
Alla prigione Hoa Lo la storia cambia ancora prospettiva. Fu costruita dai francesi per i rivoluzionari vietnamiti e in seguito vi furono detenuti anche piloti americani. Dopo il museo della guerra a Saigon, torno a pensare a quanto sia facile parlare di “Vietnam” come fosse un’unica storia, quando i luoghi continuano a mostrarne pezzi diversi e dolorosi.
La cattedrale di St. Joseph la vediamo solo dall’esterno. Intorno ci sono persone, locali, motorini: anche l’ultima facciata che fotografiamo è immersa nella vita della città. Non cerco di farci stare dentro una conclusione solenne. È un’ultima sosta prima di pensare al volo e a tutto quello che dobbiamo ancora mettere in valigia.
Passiamo anche da Hoan Kiem, il lago legato alla leggenda della spada restituita. Dopo aver visto la tartaruga danzare nello spettacolo delle marionette, ritrovare il lago reale mi fa sorridere. Hanoi continua a farci incontrare la stessa storia in forme diverse, tra il palcoscenico, l’acqua e le strade che gli girano intorno.
La sera si parte. In due settimane abbiamo attraversato il Paese da sud a nord, ma mi accorgo che non penso a una classifica dei posti preferiti. Mi tornano in mente scene piccole: la strada che non riuscivo ad attraversare, gli involtini storti, la lanterna che si allontanava, i tre giorni in cui il mare è rimasto sotto la pioggia. Anche quelli fanno parte del viaggio.
