La strada verso Wellington attraversa pascoli pieni di pecore e mucche. In città entriamo al Te Papa e ci restiamo a lungo: foreste perdute, uccelli minacciati, navigazioni nel Pacifico e perfino un calamaro enorme. La sera ci sediamo a una cena di pesce.
Al Te Papa potrei passare molto più tempo di quello che abbiamo. Mi fermo sulle foreste scomparse e sugli uccelli che non ci sono più, poi sul kākāpō e sugli sforzi per proteggerlo. Le imbarcazioni del Pacifico raccontano viaggi enormi compiuti molto prima del nostro, con tutt’altra conoscenza del mare. E infine c’è un calamaro gigante: impossibile non andare a guardarlo da vicino, anche se non è esattamente rassicurante.
Dopo ore al Te Papa usciamo con la testa piena di storie, nomi e animali. La cena fusion di pesce, cotto e crudo, ci riporta a qualcosa di molto concreto: sedersi, mangiare e parlare di quello che abbiamo visto. Wellington è stata una tappa breve, ma il museo da solo mi ha dato molto più da pensare di quanto immaginassi.
