Da Kiyomizu-dera al Sentiero del Filosofo, continuiamo a spostarci fra quartieri, santuari e templi.
È una giornata bellissima e affollata anche nel nostro programma. Eikandō è il luogo in cui vorrei smettere di correre: per me resta il tempio più bello del viaggio.
A Kiyomizu-dera guardiamo Kyoto dalla terrazza in legno, insieme a moltissime altre persone.
Mi fermo comunque: la vista vale la folla.
La giornata sarà lunga e forse è il momento in cui avrei dovuto decidere di vedere meno, ma per ora abbiamo ancora voglia di continuare.
Attraversiamo Gion tra case in legno e lanterne.
Non incontriamo nessuno dei personaggi che le guide invitano a cercare, e va bene così. Mi interessa più camminare nel quartiere e guardare i dettagli degli edifici che trasformare la passeggiata in una caccia a una fotografia.
Al Kōdai-ji entriamo in spazi più raccolti, dopo le strade affollate.
Il giardino è piacevole e per qualche minuto rallentiamo. Kyoto oggi ci sta offrendo troppo da vedere; questo tempio mi ricorda che fermarsi fa parte della visita.
Al Yasaka Shrine il passaggio di persone non si interrompe mai.
Il rosso degli edifici spicca fra il verde e il quartiere di Gion sembra continuare dentro il santuario. Mi piace questo modo in cui un luogo religioso fa parte della vita della città, senza stare dietro a un confine netto.
All’Heian Jingū trovo cortili e giardini più ampi rispetto alle soste precedenti.
Dopo tante strade strette e ingressi, lo spazio mi fa respirare.
La giornata resta piena, ma qui almeno possiamo allungare il passo senza urtare continuamente qualcuno.
Al Nanzen-ji vediamo soprattutto l’esterno e il grande acquedotto di mattoni. In mezzo a un complesso buddhista mi sembra quasi di ritrovare un pezzo di Roma, anche se siamo a Kyoto. È una di quelle immagini che ricordo subito, senza dover cercare quale tempio fosse nelle fotografie.
Eikandō è il luogo in cui vorrei rallentare davvero. Tolgo le scarpe e passo fra corridoi di legno, stanze decorate, colonne colorate e giardini. Ogni ambiente porta al successivo senza che mi venga voglia di controllare la mappa. Se devo scegliere un tempio da ricordare di questo viaggio, è questo.
Al Ginkaku-ji guardiamo il giardino e il padiglione che, nonostante il nome, d’argento non è.
Poi camminiamo lungo il Sentiero del Filosofo. A fine giornata le gambe iniziano a protestare, ma quel tratto vicino al canale ci permette almeno di chiudere senza un altro ingresso da rispettare.
