A Fushimi Inari i primi passaggi sotto i torii sono affollati; più avanti il sentiero si svuota. Visitiamo anche il Palazzo Imperiale e il Chion-in. La giornata finisce con una cerimonia del tè, che mi chiede una cosa rara in questo viaggio: restare ferma e prestare attenzione.
Fushimi Inari era uno dei luoghi che aspettavo di più.
All’inizio ci sono così tante persone che rischio di vedere soltanto la folla; continuiamo a salire e il percorso si fa più tranquillo. Mi piace sentire che il santuario non finisce nella prima fotografia sotto gli archi rossi.
Al Palazzo Imperiale attraversiamo spazi ampi, edifici e giardini più solenni dei templi visti in mattinata.
Mi interessa pensare a Kyoto anche come città della corte, non soltanto come collezione di santuari. È un altro pezzo della sua storia, molto diverso dal sentiero sul monte.
Il Chion-in ci sorprende per le dimensioni.
All’interno guardiamo le pareti decorate e proviamo a non correre da una stanza all’altra. Dopo giorni di visite, rischio di chiamare tutto “bellissimo” e non ricordare niente; qui mi fermo su alcuni dettagli invece di cercare una descrizione totale.
Durante la cerimonia del tè seguo gesti precisi e lenti.
Mi accorgo di quanto io abbia accelerato per tutto il viaggio, passando da un luogo al successivo. Qui non posso farlo: devo stare seduta, guardare e poi bere. È una pausa che arriva al momento giusto, più che una lezione da ripetere a memoria.
