Usciamo da Tokyo per una giornata fra ponti, mausolei e boschi.
Il ricordo più vivo è la guida giapponese di ottantotto anni che ci accompagna per un’ora con un’energia sorprendente. Alla villa imperiale arriviamo troppo tardi: non tutto può entrare in una giornata.
Appena arrivati ci fermiamo davanti allo Shinkyō, sospeso sopra il fiume. Non lo attraversiamo; lo guardiamo da fuori, rosso contro il verde. È un modo semplice di iniziare, prima che la giornata si riempia di nomi e visite.
Partecipiamo a una visita guidata con un signore giapponese di ottantotto anni.
Ha una voglia di raccontare e un’energia che mi sorprendono più di qualsiasi numero sul cartello di un tempio. Con lui alcuni dettagli prendono senso; senza quella conversazione avremmo attraversato gli stessi luoghi vedendo molto meno.
Al Tōshō-gū ci sono oro, intagli e decorazioni ovunque.
Dopo i luoghi più sobri del giorno prima mi accorgo di aver già costruito un’idea troppo uniforme dei santuari giapponesi.
Qui saliamo verso la tomba dello shōgun guardando dettagli che continuano a interrompere il passo.
Al Taiyū-in l’atmosfera cambia.
Anche questo è un mausoleo, ma mi viene più naturale fermarmi davanti agli edifici e al bosco che li circonda.
Dopo il Tōshō-gū, così ricco da riempire gli occhi, questo posto mi sembra lasciare più spazio al silenzio.
Visitiamo il Rinnō-ji e il suo giardino.
La giornata è già piena e mi fa bene rallentare fra i sentieri.
Non cerco di trasformare ogni angolo in una spiegazione: mi basta guardare come gli alberi e gli edifici cambiano quando ci si sposta di pochi passi.
Tra un tempio e l’altro assaggiamo cibo di strada.
Non saprei dare a questa sosta un titolo più nobile: avevamo fame e ci siamo fermati.
In una giornata così fitta, ricordo con piacere proprio il momento in cui ci sediamo o restiamo in piedi a mangiare senza controllare il prossimo ingresso.
Lungo il fiume a Kanmangafuchi incontriamo una fila di statue con cappellini e bavaglini rossi.
Sono una presenza buffa e allo stesso tempo molto quieta nel paesaggio.
Camminiamo vicino all’acqua, finalmente un po’ fuori dal flusso delle visite.
