Nel viaggio verso Kanazawa noto il conducente che si inchina uscendo dal vagone. Poi visitiamo Kenroku-en, una casa nel quartiere dei samurai e un locale di sushi che da fuori non prometteva niente di speciale. È una delle città in cui mi sarebbe piaciuto restare più a lungo.
Sul treno verso Kanazawa sentiamo i canti d’uccelli registrati nelle stazioni e vediamo il conducente inchinarsi ai passeggeri prima di uscire dal vagone.
Sono gesti piccoli, ma mi costringono a guardare meglio anche i trasferimenti. Il viaggio non comincia soltanto quando scendiamo alla fermata giusta.
A Kenroku-en continuo a cambiare direzione per vedere lo stesso giardino da un altro lato.
Laghetti, ponti e alberi sono disposti con molta cura, ma il posto non mi sembra freddo.
È una visita in cui preferisco camminare piano e lasciare che qualcuno degli altri scelga il sentiero.
Nel quartiere Nagamachi entriamo nella residenza Nomura.
Dopo i grandi complessi religiosi, mi incuriosisce di più la scala domestica: le stanze, il piccolo giardino, il modo in cui si passa dall’interno all’esterno.
È un altro pezzo di storia, meno monumentale e forse per questo più facile da immaginare abitato.
La sera entriamo in un locale che da fuori sembra quasi anonimo e ci ritroviamo a mangiare sushi eccezionale in una stanza privata.
Non era la cena scenografica che ci aspettavamo di fotografare; era semplicemente buonissima. A Kanazawa concludiamo la giornata nel modo migliore.
