La mattina passiamo fra case da tè, matcha e assaggi al mercato di Kanazawa.
Poi prendiamo il treno per Osaka e ci ritroviamo fra corridoi sotterranei, insegne enormi e cinquanta minuti di attesa per un ramen. Due città molto diverse dentro la stessa giornata.
A Higashi Chaya entriamo in una casa legata alla tradizione delle geisha.
Guardo il legno, le stanze e gli oggetti cercando di non ridurre tutto all’immagine elegante del quartiere.
Mi interessa soprattutto pensare che questi spazi hanno avuto una vita prima di diventare una tappa del nostro itinerario.
Assaggiamo il tè verde con calma, prendendo sul serio il gusto amaro.
Poco dopo mangiamo un gelato al matcha molto più facile da amare al primo cucchiaino.
La successione mi fa sorridere: la stessa pianta, due modi decisamente diversi di fare una pausa.
Il castello è elegante e ben ricostruito, ma all’interno ci sembra più spoglio di quanto immaginavamo.
È una delle volte in cui posso dire che la visita mi è interessata senza avermi entusiasmata.
Guardiamo come erano organizzati gli edifici e poi proseguiamo.
Al mercato Ōmichō non scegliamo un solo piatto: riccio di mare crudo, crocchette di gamberi e polpo, un mochi buonissimo.
Ci spostiamo da un banco all’altro decidendo sul momento.
È un pranzo disordinato e molto più divertente di una sosta lunga al tavolo.
Arrivati a Osaka, una parte della città sembra svilupparsi sottoterra.
Corridoi, negozi e ristoranti continuano a comparire quando penso di aver trovato l’uscita. Dopo Kanazawa mi sento un po’ disorientata, ma è anche il primo segno dell’energia diversa di Osaka.
A Dōtonbori le insegne sono enormi e le luci si riflettono nell’acqua.
Aspettiamo circa cinquanta minuti per mangiare ramen.
Nel frattempo guardiamo la folla e ci chiediamo se ne varrà la pena.
Sì, ne vale la pena, anche se a fine giornata le gambe avrebbero preferito una coda più breve.
