Da Ho Chi Minh City a Ben Tre cambia tutto, anche il volume.
Seguiamo i canali in barca, ci fermiamo tra case e piccole produzioni locali e assaggiamo qualcosa che probabilmente non avrei ordinato da sola: lo snake wine. È una giornata da ricordare per i gesti minuti, non per un panorama grandioso.
Il giorno prima eravamo circondati dai motorini; qui l’acqua entra dappertutto nel paesaggio. Tra le palme compaiono case e piccoli laboratori, e mi accorgo che continuo a cercare il rumore della città anche se non c’è. Ben Tre mi piace per questo cambio brusco di ritmo, prima ancora che per le tappe dell’escursione.
Saliamo su una barca a remi e passiamo lungo un canale così stretto che la vegetazione sembra chiudersi sopra di noi.
Si procede piano, senza molto altro da fare che guardare.
È una delle poche volte del viaggio in cui non sento il bisogno di aggiungere una spiegazione al posto: basta il rumore dei remi nell’acqua.
Le soste nelle case e nei laboratori ci mostrano cose molto concrete: il miele, le scope, i fogli sottilissimi di carta di riso.
Mi interessa osservare le mani di chi lavora, la velocità con cui ripete gesti che per noi sarebbero tutt’altro che facili.
È la parte dell’escursione che mi riporta dalle fotografie alla vita di tutti i giorni.
A Ben Tre assaggiamo anche lo snake wine. Non è il genere di cosa che avrei cercato sul menu, e forse proprio per questo è rimasto tra i ricordi della giornata. Mi incuriosisce più l’idea di averlo provato che la voglia di ripeterlo. Il Delta, a quanto pare, sa spiazzarmi anche a tavola.
