Con una guida attraversiamo la città imperiale e ci fermiamo alla pagoda Thiên Mụ. Poi andiamo a Thủy Biều, dove la giornata diventa più semplice e manuale: pranzo, bicicletta, artigiani e un corso di cucina. Alla fine mi restano in testa tanto i cortili della cittadella quanto i nostri involtini primavera non proprio perfetti.
La guida ci accompagna attraverso porte, cortili e giardini della cittadella di Huế.
Senza qualcuno che ci aiuti a leggere ciò che vediamo, credo mi sarei persa buona parte della storia degli ultimi imperatori.
Alcune zone portano ancora i segni della guerra: non tutto è stato ricostruito, e per me anche quei vuoti fanno parte della visita.
Nella residenza legata all’ultimo imperatore il gusto francese compare nelle stanze e nelle fotografie.
Mi incuriosisce la storia della moglie che chiese al marito di rinunciare alla poligamia: è un dettaglio molto umano in mezzo a nomi, dinastie e date.
Per un momento la famiglia reale smette di sembrare soltanto una pagina di storia.
Dopo gli spazi enormi della cittadella, alla Thiên Mụ mi viene naturale rallentare.
Ci fermiamo a guardare gli edifici e il fiume, senza inseguire un’altra sala o un’altra spiegazione. È una pausa breve, ma la ricordo bene proprio perché arriva dopo una mattina così piena.
A Thủy Biều ci sediamo a pranzo lontano dal movimento del centro.
Dopo la mattina imperiale, mangiare in un ambiente più tranquillo rimette la giornata a misura di persona. Mi piace che Huế non sia soltanto palazzi e monumenti: basta spostarsi un po’ per ritrovarsi tra case, verde e tavola apparecchiata.
Attraversiamo il villaggio in bicicletta e ci fermiamo a vedere lavori che conosco quasi solo come prodotti finiti: la pittura su seta, i bastoncini d’incenso. Quando si è in viaggio si rischia di comprare qualcosa e basta; qui almeno vediamo parte del tempo e della precisione necessari per farlo.
Chiudiamo la giornata cucinando involtini primavera e caramelle al sesamo.
Guardare fare sembra sempre facilissimo; provarci è un’altra storia.
I nostri involtini non hanno certo l’aria impeccabile di quelli preparati da chi ci insegna, ma mi diverto molto più a farli che ad ascoltare l’ennesima spiegazione su un piatto già pronto.
